Quando avviene una separazione, uno degli aspetti più difficili da affrontare è quello della “gestione” dei figli, e del rapporto con loro. Quello che troppo spesso accade è che vengano utilizzati o come merce di scambio, o addirittura, talvolta, vengano allontanati da uno dei genitori, più spesso il padre. L’allontanamento può essere fisico, ma in questo caso si può agire attraverso il giudice; il tipo di allontanamento più difficile da affrontare, invece, è quello affettivo: tuo padre non ti vuole, o è un poco di buono, un delinquente, eccetera.

Non ho avuto, per fortuna, esperienza sulla mia pelle di una cosa del genere. Però conosco situazioni di persone a me vicine nelle quali questo allontanamento affettivo si è verificato, e ho potuto vedere quanto sia distruttivo, doloroso, e profondamente ingiusto, soprattutto per i figli.

Questa cosa dell’allontanamento emotivo è così diffusa, e grave, che viene addirittura definito una sindrome: sindrome PAS da alienazione genitoriale, facendo riferimento al comportamento del genitore che fomenta odio nei figli nei confronti dell’altro genitore. E la legge, ormai, tutela anche da questi comportamenti, come numerose sentenze dimostrano. Ogni genitore ha il diritto di vedersi riconoscere questa specificità, indipendentemente da quali possano essere i rancori che ha meritato di attirarsi dall’ex coniuge.

Ricordiamoci che il rapporto con i propri figli dura tutta una vita, e non dobbiamo abdicare al nostro ruolo e ai nostri diritti di genitore. Ma se dall’altra parte c’è un muro, che fare?

La prima cosa che farei se mi trovassi in una situazione simile sarebbe quella di cercare di “tracciare” le comunicazioni. In altre parole, cercherei di utilizzare email o messaggi in modo che rimanga traccia delle mie richieste e rimostranze. Queste “tracce” potrebbero rivelarsi decisive qualora si dovesse finire davanti al giudice (anche se è una soluzione da tenere proprio come ultima spiaggia). Quindi, riportate chiaramente che cosa state chiedendo, e in che cosa sta mancando l’altro coniuge, nelle vostre comunicazioni, evitando nel modo più assoluto insulti, scatti, attacchi o linguaggio scurrile. Molto più efficaci frasi del tipo: “Ti ricordo che il fatto di impedirmi di vedere i nostri figli lede i miei diritti di genitore”, anziché utilizzare minacce o parole pesanti.

Altra cosa che suggerisco è, anche informalmente, di chiedere consiglio a un avvocato sul comportamento migliore da tenere, mostrandogli i messaggi e le email in modo che abbia una idea più precisa possibile di ciò che sta accadendo. Nessuna denuncia, per il momento, ma sarebbe utile per capire che cosa ti aspetta. Credo che le vie legali siano sempre la soluzione ultima, estrema, da evitare sino a che sia possibile, siano a che non si sia tentato tutto ciò che si può tentare per risolvere la situazione.

E proprio tra le cose che si possono tentare, cercherei di parlare con una persona a lei (o a lui) vicina: una comune amicizia, un parente, qualcuno di sua fiducia, che le faccia aprire gli occhi. E’ vero che , purtroppo, spesso i parenti e gli amici si schierano da una parte e dall’altra, e magari, in una situazione così, non si presterebbero a fare da ponte, da tramite: però l’ideale sarebbe trovare qualcuno che l’ex coniuge ascolta, che possa fargli presente che sta sbagliando, che sta solamente penalizzando i figli, che li sta caricando di dolore privandoli dell’apporto e della presenza di entrambi i genitori.

Fatto questo passo di riavvicinamento sarà utile accettare (o eventualmente proporre pure, in questo caso specificando che si sta comunque rinunciando a una parte dei propri diritti) qualche breve incontro con i figli “in campo neutro”, ovvero per esempio in un parco o simili. Eviterei luoghi troppo affollati, che possono frastornare e rendono difficoltoso il dialogo. Una volta ottenuta la possibilità di vedere i figli (senza lasciarsi andare all’ira se questo diritto verrà fatto passare come una concessione), parlare con i figli cercando di dare la propria versione dei fatti. Fare presente loro che, qualora la loro madre (o il loro padre) abbia detto cose terribili su di noi, la verità è che i problemi sono nei confronti dell’altro genitore, e che i figli sono fuori dalle questioni, e che il loro papà li ama sempre, e farebbe di tutto per loro. In altre parole, bisogna ristabilire un canale di reciproca fiducia.

Poi, certo, se nemmeno brevi incontri sono possibili, bisognerà fare valere i propri diritti in sede legale. Certo, questo non è mai consigliabile sinché ci sono alternative, ma a volte, appunto, alternative non ce ne sono, e non rimane altro che la denuncia. In questo caso, è importante scegliere l’avvocato giusto, che abbia esperienza di situazioni del genere.

Ma qualunque strada si pratichi, qualunque via si scelga, non bisogna mai rinunciare ai figli: mai. Ne va della nostra vita, e della loro. Individuare da subito i comportamenti ostruzionistici nei nostri confronti e contrastarli diventa fondamentale, prima di assistere a una escalation.

 


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