Il ricatto è uno dei più vili assassini. E ai miei occhi un delitto d’una scellerataggine più profonda dell’omicidio.

Balzac

Il messaggio, nemmeno tanto velato, è sempre quello: o ti comporti come dico io, come voglio io, oppure sarai responsabile del mio malessere, del mio stare male, del disagio di nostri figli. E non sarà gratis. In altre parole, te la farò pagare. Suona familiare, scommetto.

Quante volte ci siamo trovati o trovati a vivere una situazione come questa? E quante volte abbiamo dovuto cedere al ricatto? L’arma utilizzata infatti, ovvero il ricatto emotivo, è sottile e subdola, e molto potente. E’ sempre molto difficile riuscire a sottrarsi: le ritorsioni sono troppo forti, e chi usa quest’arma sa quali punti toccare, dentro di noi, quali antiche ferite tormentare. Chi ci tormenta sa bene quali sono i nostri punti deboli: bisogno di approvazione, insicurezza, paura di restare soli.

Ci sono diversi “stili” di ricatto emotivo, secondo gli psicologi: punitivo, autopunitivo, da vittima eccetera. Ma tutti hanno una caratteristica comune: quella di manipolare, di raggiungere un risultato facendo leva proprio sui nostri punti deboli. Il ricatto emotivo punta, esattamente, a ottenere qualcosa a prezzo del nostro dolore.

Adesso, però, basta: è arrivato il momento di reagire. Come? Ci sono dei modi per disinnescare il ricatto emotivo, renderlo innocuo, inutile, semplicemente dannoso per chi lo sta utilizzando contro di noi.

Riconoscere il ricatto emotivo

Può sembrare strano, ma non sempre ci si rende conto di essere sottoposti a un ricatto emotivo. La differenza tra una lamentela legittima e il ricatto emotivo, infatti, può essere molto labile. Ma non solo. Spesso nascondiamo inconsapevolmente a noi stessi che si tratta di un ricatto emotivo, proprio per non doverlo gestire.

E invece, dobbiamo cercare di essere onesti con noi stessi, e stare attenti ai segnali che indicano che la persona che abbiamo davanti ci vuole manipolare.

Il primo è la ripetitività. E’ la prima volta che mi trovo in questa situazione, oppure capita in modo ricorrente? Chiediamocelo con onestà. Se la risposta giusta è la seconda, molto probabilmente si tratta di un ricatto emotivo bello e buono.

Il secondo segnale è che la lamentela è sempre incentrata su di noi, e gli effetti sull’altra persona. “Se tu farai o non farai questo, io…” oppure “Se tu sarai così o non sarai, io…”. Finisce sempre a chiudersi su di lui, o su di lei. In alternativa, sui figli.

Il terzo segnale, quello più legato a noi stessi, è che ci crea disagio. Se in modo sistematico, ricorrente, quella persona riesce a farci sentire a disagio con le sue rimostranze, è ora di finirla.

Il ricatto emotivo è dentro di noi.

La prima cosa da tenere presente è che il ricatto emotivo è innanzitutto dentro di noi. In altre parole, il ricatto emotivo esiste in quanto esiste una nostra reazione conseguente. Quindi, dobbiamo convincerci che è la nostra reazione nei confronti del ricatto che dobbiamo cambiare, per neutralizzarlo.

Se riusciamo a gestire la reazione che suscita dentro di noi, riusciamo a disinnescarne gli effetti. Certo, rimane la crudeltà o la mancanza di amore e rispetto che gli sta alla base, ma per quelli probabilmente possiamo fare poco. Invece, partiamo da ciò che possiamo provare a gestire, ovvero noi stessi.

Una volta che abbiamo ben chiaro che il possesso degli interruttori che il ricatto emotivo va ad azionare è nostro, possiamo agire.

Spezzare la catena: come fare

La prima cosa da fare è rallentare, prendere tempo. Invece di rispondere alla richiesta con un sì o con un no, stretti nella scelta da chi ci sta di fronte, proviamo con un “ci devo pensare”. Ovvero, contrapponi a una scelta obbligata una terza via. L’effetto, molto probabilmente, sarà quello di disorientare l’interlocutore, di spiazzarlo, e per te la possibilità effettivamente di decidere su che cosa fare a mente fredda, senza la pressione psicologica del “ricattatore” davanti a te.

Una volta che riesci a riflettere, pensa a due o tre “mantra” che ti devi preparare prima e devi avere sempre in mente, pronti per situazioni come queste; e ripetili. Io, per esempio, utilizzo “meglio di dire di no ridendo che di sì piangendo” e “io sono infinitamente migliore di quello che penso”. Nei momenti di stress da ricatto emotivo me li ripeto a lungo, e li utilizzo come bussola. Devi pensare a superare il momento del ricatto, questa è la cosa più importante, e le frasi che ti ripeterai ti aiuteranno.

Infine, parti dall’idea che lo spazio che il ricattatore emotivo riesce a prendersi dipende fortemente dallo spazio che tu gli lasci. Deve capire che per lui la festa è finita, che non sei una bambola nelle sue mani, un burattino radiocomandato. Quindi, mantieni la calma, e sii freddo o fredda. Sorridi, piuttosto che piangere. Fai percepire al ricattatore la tua forza. Come? Con gesti o atteggiamenti, come per esempio, appunto, mantenendo la calma, e ribattendo tranquillamente con frasi tipo: “non mi ritrovo in quello che dici”, oppure: “io ho una differente opinione”, o ancora: “dobbiamo stare attenti a non enfatizzare troppo le situazioni”.

L’ultimo suggerimento che ti voglio dare è di prenderla un po’ sportivamente. Ovvero, non farne un dramma. Scrolla le spalle, e impara a farti scivolare di dosso certe dinamiche, certi meccanismi psicologici. Difficile? Certo. Non lo nego. Ma almeno provaci senza arrenderti. Anche questa, come tante altre cose, è innanzitutto questione di allenamento.

Coraggio, preparati a una guerra fredda, dunque: e auguri per la tua nuova vita.

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