Quando oltre a essere separati si è anche padri separati, le cose si complicano. Sì, perché non c’è solo il rapporto con sé stessi, spesso da ricostruire. Non c’è solo un concetto di sé  da ritarare su un nuovo equilibrio. Quando ci sono anche figli di mezzo è tutta un’altra storia.

Con i figli, generalmente, abbiamo le difficoltà maggiori. E non solo perché loro con la separazione non c’entrano niente. Non solo perché sono quelli che soffrono maggiormente per la separazione. Ma anche perché i nostri sensi di colpa nei loro confronti spesso ci fanno ingigantire ed enfatizzare certi loro stati d’animo, Ci fanno travisare certe reazioni. Ci rendono, in poche parole, sentimentalmente ed emozionalmente impacciati, goffi, maldestri.

Ma non diamoci per vinti. Bisogna fermarsi. E’ necessario respirare, bloccare il fluire dei pensieri e delle emozioni. Sostituire l’impulso con l’analisi e il ragionamento

#1 Padri separati non significa padri sconfitti

Non importa chi fosse mio padre; importa ciò che mi ricordo che fosse.

Anne Sexton

Con i figli bisogna parlare: questo è verissimo. Ma ancora prima, bisogna imparare ad ascoltare. E ad ascoltarli non solo con le orecchie. Dobbiamo osservare i nostri figli, interpretare i segnali. Questo vale sempre per un genitore. Ma essere padri separati richiede uno sforzo ulteriore.

Cerchiamo di capire i loro bisogni reali. Non i bisogni materiali. Dobbiamo capire la necessità morale, emotiva, del momento. Essere in grado di pesarla. Partiamo dall’idea che il loro massimo desiderio sarebbe di avere la famiglia ricostituita. E se non ricostruita, almeno serena, senza litigi o tensioni.

Ricordiamoci che i nostri figli sono innanzitutto delle persone. Hanno i loro sentimenti, i loro pensieri. E hanno, come noi, i loro momenti di difficoltà.

#2 Padri separati non significa padri snaturati

Ognuno di noi conosce i propri problemi, e solo ciascuno di noi sa che cosa ha dovuto passare. Senza parlare dei padri completamente travolti dal divorzio o dalla separazione. Padri separati che non possono nemmeno vedere i propri figli, se non molto raramente.

Dobbiamo partire dall’idea che la separazione di per sé non ci rende dei criminali. Quello che fa la differenza è il modo in cui la affrontiamo. Quello che conta davvero, alla fine, è il modo in cui la gestiamo. Soprattutto nei confronti dei figli.

Quindi, cancelliamo per un attimo il fatto che siamo separati, o divorziati.

#3 Anche i padri separati possono donare gioia ai propri figli

I bambini imparano a sorridere dai loro papà

Anonimo

Un padre, separato o no, ha un compito molto importante. Ha il compito di mostrare a proprio figlio quale è, o può essere, la sua strada. O meglio, di dare gli strumenti perché il proprio figlio la strada la trovi da sé. E questo si ottiene dando ai propri figli amore. Dando loro ascolto. Dando fiducia.

E’ di fondamentale importanza fare sentire i propri figli come delle persone, non lo ripeterò mai abbastanza. Non sono oggetti da spostare o muovere a piacimento, tanto “so io quello che faccio, lo faccio per il loro bene”. Non è così semplice. Non è affatto semplice.

Giovanni Bollea a un certo punto del libro “Le madri non sbagliano mai” scrive:

In ogni momento il figlio deve poter pensare “Posso contare su mia madre e mio padre, a dispetto di qualunque mio comportamento o ragione negativi”. Un padre e una madre devono saper superare orgoglio, rabbia, paura, sfiducia e altro ancora, non facendo mai mancare al figlio l’ancora di salvezza del proprio amore e della propria presenza.

Questo è un obbligo (oltre che un piacere), e va vissuto almeno come tale. Lo dobbiamo ai nostri figli, che, ricordiamolo sempre, non hanno scelto loro di venire al mondo né di farci separare, anzi. In termini pratici, anche se si è separati, soprattutto se si è padri separati, abbiamo il dovere di creare un ambiente positivo. Di trasmettere accoglimento e amore a nostro figlio. Di essere aperti alle sue istanze, ai suoi timori, ai suoi dubbi, a tutto quello che non dice.

 

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